Passo Archives 2008-2013

Τὰ σώματα - TÀ SÓMATA

A cura di Pass/o

Piattaforma Passo | Via Brenta n.2 | Scicli

Opening 01 aprile 2010 / H.19:00

01 aprile / 24 aprile 2010

Daniele Cascone
Francesco Insinga
Giovanni Robustelli
Piero Roccasalvo
Sasha Vinci


Τὰ σώματα ovvero la verità del corpo

Nella lingua greca matura il termine σώμα significa “corpo”, inteso in molteplici accezioni. Per il greco dei primi secoli avanti Cristo σώμα è infatti ora “corpo vivente”, ora “corpo morto” (cadavere), ma talora anche “persona”, “individuo”, “essere umano” o “carne”, “massa”; e se si tiene conto anche delle oscillazioni semantiche meno frequentemente registrate, σώμα può significare “comunità”, “fondamento”, “base”; per giungere dunque a denotare perfino una realtà astratta quale “essenza”, come attesta appunto l’espressione tò pémpton sóma, la quinta essenza.
Come però succede spesso nelle lingue naturali, ciò che ha determinato in maniera univoca e piuttosto definitiva il significato di σώμα è la sua relazione contrastiva con un altro termine: ψῡκή, parola che ci è stata trasmessa dalla tradizione giudaico-cristiana soprattutto nel significato di “anima”.
Sebbene sarà il cristianesimo a contribuire in seguito a radicalizzare tale scissione, si può senz’altro affermare che la separazione di “anima” e “corpo” sia un’invenzione greca, e che da tale separazione il termine σώμα, il corpo, guadagni il suo significato più stringente: σώμα è corpo destinato alla mortalità e contrapposto all’eternità dell’anima, al principio spirituale immutabile che talora rappresenta anche il soffio della vita che abita il corpo e lo rende appunto animato.
La cultura greca non si è però limitata a separare l’anima dal corpo, facendone due dimensioni distinte: per quanto riguarda il dominio della conoscenza, essa si è spinta anche nello stabilire un rapporto gerarchico tra la ψῡκή e il σώμα: il più insigne tra i responsabili della separazione corpo/anima e della svalutazione del primo rispetto alla seconda è sicuramente Platone, il quale intende il corpo come la prigione caduca dell’anima immortale, ciò di cui l’anima si deve liberare per raggiungere la verità; poiché infatti il pensiero filosofico si configura fin dalla sua nascita come epistéme, cioè come conoscenza incontrovertibile ed universale, ciò implica che il σώμα non può in alcun caso essere sede di sapere epistemico, dal momento che il corpo rappresenta la precarietà (esso soffre infatti del divenire e del tempo), la conoscenza incerta (poiché i sensi sono ingannevoli), a volte perfino un ostacolo al raggiungimento della felicità (poiché le passioni del corpo allontanano l’uomo dalla verità). Per Platone allora fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato quello che ardentemente desideriamo, cioè la verità (Fedone 66b); mentre coloro che amano il sapere sanno che la filosofia, accogliendo la loro anima che si trova in questo stato, la consiglia cercando di scioglierla dalle catene, mostrando che l’indagine che si conduce mediante gli occhi è piena di inganni, e così l’indagine che si conduce mediante gli orecchi e gli altri sensi (Sofista 240a).
Il corpo non è sede del sapere (cioè dell’epistéme), bensì sede delle passioni e della follia che esse generano (tês toû sómatos aphrosýnes, come recita ancora il Fedone); ed esso è contrapposto all’anima, la quale è invece sede della verità, dal momento che è attraverso il principio intellettivo, e non mediante quello sensitivo, che l’uomo è in grado di contemplare le verità eterne, cioè le uniche verità degne di tal nome.
È chiaro allora che già a partire da Platone il corpo, σώμα, si configura come un grande rimosso della speculazione filosofica dell’occidente: Platone è infatti solo il primo, grande colpevole della scissione somato-psichica e della concomitante negazione di qualunque epistéme a partire dalla dimensione corporea. Successivamente infatti la filosofia dell’occidente, anche attraverso il filtro della cristianità, elaborerà sistemi di pensiero al cui centro vi saranno principi e figure sempre più spiritualizzate e decorporeizzate: la res cogitans di Cartesio, la ragion pura di Kant e il Geist o l’Idea hegeliane sono solo i principali esempi del netto primato della ψῡκή nei confronti del σώμα, il quale dal canto suo sarà sempre più risospinto nella dimensione di non-verità delle sensazioni ingannevoli, di non-eticità delle passioni, di non-universalità delle conoscenze sensitive frammentarie e incomplete, di precarietà e mortalità della fragile carne.
A causa di questo processo di spiritualizzazione della verità il corpo risulterà irrimediabilmente estromesso e confinato invece nel dominio del contingente e del sensibile, platonicamente della doxa: così che l’anima invece potrà giocare il ruolo di centro della persona umana e di detentrice di epistéme, conquistando la sua oggettività opponendosi al corpo e imponendo e lasciando sedimentare anche la categoria di interiorità grazie e attraverso il dualismo ψῡκή/σώμα.
Muovendosi allora nell’ambito di una riscoperta del corpo come sede di conoscenza e di individualità è di segno marcatamente anti-platonico l’esposizione collettiva presentata presso l’associazione culturale PASS/O dal titolo τὰ σώματα “corpi”: qui il corpo si è affrancato dalla sudditanza nei confronti dell’anima, e non è più mero “involucro” o “legaccio” da cui bisogna liberarsi; anzi l’accento è posto sulla sua esistenza autonoma e sulla possibilità, per i corpi, di contenere un sapere e di essere strumento di conoscenza sensitiva, materiale, fisica.
L’odierna esposizione mira allora al recupero del corpo e della sua verità, rifiutando allora una volta per tutte la verità della ψῡκή, cioè il processo di spiritualizzazione che la verità ha subìto nel corso del pensiero filosofico. Nell’ambito di questo recupero della dimensione somatica ciò che dai cinque artisti viene presentato e rappresentato è allora la fisicità declinata in tutte le sue configurazioni, i volumi che conferiscono forma alla materia, la frammentarietà degli arti e delle sezioni anatomiche, gli organi che costituiscono il corpo dal suo interno e le sagome, i volti e i profili che lo identificano all’esterno.
In ciò risiede dunque la modernità dell’odierna esposizione collettiva τὰ σώματα; dopo millenni di supremazia filosofica dell’anima sul corpo, è tempo che quest’ultimo rivendichi i propri diritti e riacquisti la propria voce fino ad ora tacitata, nel proposito ora di ricomporre il dualismo ψῡκή/σώμα, ora di ribaltarne i termini, conferendo finalmente al σώμα il valore epistemico che finora era stato ristretto appannaggio dell’anima.

Giovanni Tidona