Passo Archives 2008-2013

STORIE DI SPETTRI E FANTASMI

Turi Rapisarda / Simona Galeotti

A cura di Pass/o

Magazzini Grimaldi | Via Grimaldi n.28 Modica

Opening 14 settembre 2008 / H.19:00

14 settembre / 28 settembre 2008

Questo ci tocca … per non essere definitivamente tagliati fuori da questa Nuova Era, l’Età dell’Acquario, l’Eone di Horus, oggi soprattutto: la voce anonima di un’epoca, la più forte di tutte le nostre inflessioni culturali che, non risparmia nessuno e stabilisce un’immediatezza di comunicazioni ancora incerte.
Siamo immersi in un’esperienza religioso-spirituale, magico-scientifica.
Quando mostriamo le nostre foto in pubblico, accendiamo un faccia a faccia carico di visioni, poiché ognuno ha vissuto esperienze analoghe, avventure fantastiche o drammatiche di altre vite, di spettri e fantasmi.
Oggi una rinata volontà di parlarne, diventa ansia di raccontare vicissitudini in comune, simili frammenti di vite quotidiane che sembrano tendere verso un unico universo multicolore di storie.
Quando le nostre foto sono esposte noi ci ritroviamo a trattare la medesima materia dell’anonimo oratore dei miti antichi, dei poemi eroici; alle storie che abbiamo vissuto di persona o di cui siamo stati spettatori, s’aggiungono quelle storie che ci sono arrivate già come racconti … In questa epoca le storie si trasformano e si trasfigurano continuamente, diventando uno stile, immagine, linguaggio, una ricerca di effetti angosciosi.
La motivazione che ci ha spinto ad iniziare questa analisi fotografica, nel tentativo di rievocare degli stati d’animo collettivi, va ricercata nell’elementare universalità di contenuti che caratterizzano queste storie, senza dimenticare che stiamo parlando di Arte.
Noi intendiamo narrare la vita di quei luoghi popolati da misteriose presenze e attraverso il mezzo fotografico tentiamo di richiamarli, verso quella dimensione che conosciamo come “reale”.
Non ci sono manipolazioni al computer o in camera oscura, dove ogni foto è stampata col metodo tradizionale a mano.
La peculiarità del nostro lavoro è data dal “percepire”.
E’ un “sentire” più che un “vedere”.
La presenza delle figure emerge col silenzio e l’ascolto interiore.