S.T.

Sebastiano Mortellaro

A cura di Pass/o

Magazzini Grimaldi | Via Grimaldi n.28 Modica

Opening 24 maggio 2008 / H.20:00

24 maggio / 08 giugno 2008

S.T.

Il tempo è misura e la misura è costanza. Nella clessidra la sabbia scende con moto uniforme e lo stesso non si dice per ciò che accade nel tempo. Ciò che accade non procede uniformemente, procede per cesure, fratture, accelerazioni, blocchi. Nel processo qualcosa trasformandosi rimane e qualcosa muore.
Di un mondo morente negli occhi di Sebastiano Mortellaro c’è pietas? A me pare di sì, anche se lui non ama parole così alte.
Il suo modo di esprimersi non è complicato, del suo lavoro dice che non è complicato. Ne parla come di uno studio sulla Sicilia, sua terra nativa, - “scavare nel passato e trovare cose e proporle in chiave ironica”. Parlare di lavoro sulla memoria gli pare troppo. Memoria è un termine abusato.
Io l’ho visto, lo vedo – il suo lavoro, lui stesso – come qualcuno che a fiuto si volge a cercare non l’origine, ma un’origine che lo riguarda, e la sente avvertendone la straordinarietà: la prossimità ad una cesura temporale che segna il passaggio tra una Sicilia trascorsa… e cosa?
“Quello che ci stiamo costruendo è una situazione precaria, anche l’ambiente è precario”.
Questo un polo del suo lavoro: la percezione di precarietà dei tempi presenti e il tentativo di riscoprire alcuni valori che si sono persi col tempo e nel tempo.
A me pare però che maggiormente Sebastiano Mortellaro sia mosso, nella vita e dunque nel suo lavoro di artista, dalla pietas per ciò che scompare o che sta scomparendo, che è differente dalla nostalgia, poiché la prima riporta al presente il passato, mentre la nostalgia si muove all’opposto.
Tornando con gli occhi del padre, principalmente, ad un tempo appena trascorso, se ne riappropria. I suoi lavori mettono in reciprocità tempi diversi: il tempo di Sebastiano e il tempo di suo padre, quasi come coetanei.
Quel che stupisce del suo lavoro è quel desiderio di mettersi in bilico, in equilibrio per un istante, nel bel mezzo di un passaggio al tempo stesso storico ed esistenziale avvenuto in Sicilia circa 40 anni fa, nel passaggio da una società prevalentemente contadina e artigiana all’industrializzazione e all’omologazione culturale. E in bilico, da quel punto di osservazione precario, guarda per istanti frammentari cos’era e com’era quel mondo. Ne vede le ferite che sono al tempo stesso rose fiorite (S.T. - 2005).
Nel suo lavoro mette in parallelo tempi diversi e distanti, sentendoli entrambi incerti.
Nel suo lavoro l’ironia fa da contrappunto alla tragedia di una terra martoriata (675/96 - 2008).
In Caterpillar D – 9 il vuoto tra l’immobile passato e un presente assordante anche se sovrapposti, a me è sembrato qui tragicamente incolmabile.
Sebastiano Mortellaro è in viaggio, come nella solitaria processione che compie insieme al padre, iniziata di notte e proseguita nel chiarore dell’alba.

Aldo Taranto