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B/S.R. Bird / Swallow Resurrection

Claudio Cavallaro

A cura di M. Fabiana Bellio

Magazzini Grimaldi | Via Grimaldi n.28 Modica

Opening 03 gennaio 2001 / H.21:30

03 gennaio / 18 gennaio 2009

B/S.R. Bird / Swallow Resurrection

La ricezione dell’arte. Questa è una delle tematiche dominanti affrontate dall’artista siracusano, Claudio Cavallaro che sin dagli anni ‘90 è attivo ed operante nel territorio artistico siciliano che lo ha visto nascere e crescere.
Parecchie le mostre collettive alle quali ha partecipato, o meglio nelle quali si è messo in gioco, come lui più volte ha ribadito parlando del suo approccio all’arte.
“Non si può fare arte se non si ha voglia di giocare”, ecco le parole dell’autore di questo viaggio ludico che muove da un’indagine interiore relazionata al mondo esterno. Uno sguardo che da sempre si è soffermato sul brutto e il bello delle cose, le stesse che rivisitate dall’arte, declinata in fotografia autonoma piuttosto che trasformata in video attraverso la posa B, in pittura e poi ancora in installazione, permettono di restituire all’artista e ai suoi fruitori un dono.
La facoltà di immaginare e da questa la spontaneità della visione, quella che la contemporaneità ci ha sottratto, la stessa che ci permette di gioire e ammirare le piccole cose, mettendo da parte ogni giudizio di tipo estetico.
E ancora, un guardarsi dentro proprio grazie alla luce, elemento distintivo del suo modus operandi.
Una luce che ci viene suggerita ad intermittenza, quasi a rivelare la naturale propensione dell’artista al lavoro notturno pronto a tramutarsi in pensieri e riflessioni quando si fa giorno.
“... perché la notte e l'isolamento sono i luoghi del pensiero. È in questi spazi che la mente si rilassa, il caos si attenua e i pensieri scorrono intensi e si materializzano. Nulla o poco, in questi luoghi, ci distrae dal vivere sconnesso ed ansioso delle città diurne.”
In B/S.R., Claudio Cavallaro ci propone immagini e calchi di rondini morte illuminate da fosforescenze e fluorescenze accompagnate dall’elemento acustico, il suono o meglio il verso di questi animali.
Un uso quindi di elementi naturali, morti ma ritornati in vita grazie al semplice gesto creativo dell’autore, e ancora la necessità di prendere in prestito “accessori” del nostro vivere quotidiano per rivestirli di una tale solennità che, anche solo per un istante, non può che rimandarci al minimalismo degli anni ’60.
La rondine, usata come oggetto, come parola, come universale, non è più una cosa qualunque, un semplice animale, bensì un’entità per eccellenza.
Eccola, la messaggera della primavera, il simbolo dell’eterno ritorno e dell’annunciazione, l’uccello del Paradiso per i persiani che nell’arte e con l’arte ritorna a vivere.
Alloggia nel buio di queste stanze rischiarata a tratti da luci blu, accompagnata dallo stesso suono che per primo ha sentito al momento della sua nascita.
Ancora una volta l’arte da vita all’arte e per antonomasia, se ci è concesso dirlo, la vita alla vita.

M. Fabiana Bellio


B/S.R.

Vedere al di là dell’apparenza è la costante nel lavoro di Claudio Cavallaro.
Trascendere sia la rappresentazione fotografica sia quella pittorica fa parte del suo metodo di lavoro e del suo obiettivo: del reale non gli interessa la copia, non potrebbe essere altrimenti, l’opera deve innanzitutto rimandare a se stessa, cosicché la fisicità dei singoli elementi (il suono, la luce, le resine) è simbolicamente rivelatrice di se stessa. Ciò rimanda al concetto in negativo che i Greci usavano per esprimere la “verità”, come di un portare a manifestarsi ciò che è latente.
Luminescenza, fosforescenza, ultravioletti, infrarossi, raggi catodici, resine sensibili – la materia delle sue installazioni è quasi interamente fatta di luce, luce che chiarisce la realtà, così come l’altro elemento, il suono, anch’esso illuminante la natura delle cose, la natura com’era prima di essere adesso.
In un suo recente lavoro, Bugs/Cicadas Resurrection, appaiono gusci di cicale cosparse di resina fluorescente che si rivelano alla luce di una lampada wood. Ad intermittenza il suono registrato del loro frinire, del loro canto. Il riferimento al mito raccontato da Platone nel Fedro – le cicale che muoiono per aver dimenticato di nutrirsi presi dal loro canto e il dono da loro ricevuto dalle muse, l’arte, come unica loro fonte d’energia – è solo una chiave di lettura dell’opera e non deve perciò trarci in inganno. Se la mitologia da un lato convince perché ha un senso (in questo caso l’analisi della condizione umana e quella della natura) dall’altro chiarisce perché dà un senso che risiede nell’arte stessa. Domanda e risposta coincidono nell’opera.
In altre parole il lavoro di Claudio Cavallaro ci dice: è nell’arte la risposta alla domanda posta dall’arte stessa, medesima coincidenza che si riscontra nel rapporto tra mito e vita.
Rimando nel quale prende corpo il suo lavoro. La realtà dell’arte trae luce da se, si illumina, prende energia dal di dentro, cosicché medium e immagine si risolvono entrambi nella visione. La luce di wood o la fosforescenza si rivelano a se stesse, nel rivelare immagini altrimenti nascoste.
“Questa è l’opera” – e nel dirlo l’ostensione.

Aldo Taranto