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SITE ART

Scicli, il centro storico come un teatro vivo.

C’è fervore, a Scicli, nella comunità artistica e culturale che fa capo alla scena ragusana. Da un anno a questa parte una serie di attività e di opening, curati dall’Associazione Culturale PASSO, hanno portato una ventata di energia nuova, nel tentativo di coniugare strategie per il turismo, azione sul territorio, produzione nel campo delle arti contemporanee e valorizzazione dei beni culturali. Tutto in chiave locale e con le sole forze dell’autoproduzione, ma stabilendo buoni link con la scena nazionale, grazie per esempio ad alcune mostre/residenze ospitate dallo spazio Clang.
Procede, in questi giorni di festa, il progetto Site Specific, un percorso dinamico attraverso la città, che prova a restituire alla collettività luoghi, atmosfere, memorie urbane e storiche – spesso dimenticate – reinventandole attraverso l’arte. Un modo per tramutare lo splendido centro barocco di Scicli in un “teatro vivo”.
Così, dopo l’avvio, sabato 21 dicembre, de “L’inganno contemporaneo”, nuovo progetto artistico ideato da Sasha Vinci, tra Site Church – la chiesa di Santa Maria della Consolazione, attualmente in fase di restauro – e Quam, le Quadrerie del Monastero curate da Antonio Sarnari, il 26 dicembre si inaugura una terza location, battezzata Site Art. Forte la relazione con la Chiesa, spazio limitrofo con cui stabilire un gioco di contrasti marcato: luogo storico e monumentale il primo, saturo di preziosità barocca, contenitore raccolto e neutro l’altro, una struttura dei primi del ‘900 con due sale sormontate da volte a botte.
Scicli, l'installazione di Giacomo Rizzo negli spazi di Site Church
Scicli, l’installazione di Giacomo Rizzo negli spazi di Site Church
In questo articolato percorso di triangolazione trovano posto le opere di Giovanni Blanco, Daniele Cascone, Luca De Angelis, Doren, Vladimir Vladimirovic Majakovskij, Gianni Moretti, Sebastiano Mortellaro, Rossana Taormina, Giacomo Rizzo, Piero Roccasalvo Rub, Franco Sarnari, Saha Vinci & Mariagrazia Galesi, Tian Xiaolei, chiamati a interrogarsi sul senso dell’inganno nel tempo della crisi e dell’incertezza che orienta il sentire collettivo, in questo incipit di secolo. Dal cortile della Chiesa, passando per l’abside e la sagrestia, e poi le varie sale interne, si susseguono video, installazioni, sculture, tra cui si materializza, in un cortocircuito temporale, una poesia di Majakovskij del 1913, poggiata su una panca. A distanza di un secolo, un autoritratto tormentato e tragico, che si chiude con questi versi colmi di pathos: “È la mia anima / in quei brandelli della lacerata nuvola / sull’arrugginita croce del campanile / nel cielo riarso! / Tempo! / Almeno tu, sciancato pittorucolo di icone, / dipingi la mia immagine / nel sacrario del secolo deforme! / Sono solitario come l’ultimo occhio / di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi”. Discreta e insieme vigorosa presenza, segno straniato e straniero che marca una riflessione corale intorno alla visione e al rapporto tra l’immagine e il sacro, tra verità e finzione.
E intanto arriva un’anticipazione. Un quarto spazio, a breve, andrà ad aggiungersi a quelli già rilevati e rianimati dal progetto Site Specific: il Campanile di Santa Maria La Nova viene concesso dalla Diocesi di Noto per stabilire un dialogo tra arte sacra e arte contemporanea. Un altro luogo straordinario, solitamente poco valorizzato, che torna a essere protagonista della vita culturale cittadina, aprendosi a nuove contaminazioni.

Helga Marsala


ARTRIBUNE | 26 dicembre 2013
Link: Scicli, il centro storico come un teatro vivo.